#27 - Che colore avrà il 2025? Parole e colori per descrivere il nostro tempo.
Chi non ama le classifiche? Non quelle serie, tipo “Quali sono i 10 comandamenti più importanti?”, ma quelle leggere come in Alta fedeltà. Personali, ossessive, divertenti. Conoscete il romanzo di Nick Hornby, da cui hanno prodotto un film altrettanto riuscito con John Cusack e Jack Black? Musica, delusioni sentimentali, esperienze di vita… Ogni argomento è un’occasione per stilare una nuova classifica. I protagonisti sono ossessionati dall’idea di mettere ordine nel caos, sintetizzando tutto con una classifica.
E questa è la vera genialità di Alta fedeltà. Nick Hornby l’aveva capito già nel 1997. Oggi è un tema sempre più attuale, riassumere per raccontare il mondo e trasformare il caos in un linguaggio che possiamo capire.
Quindi eccoci qui. Fine dell’anno. Tempo di classifiche. Di sintesi. Anche se qualche volta sono del tutto arbitrarie, le amiamo lo stesso. Come l’oroscopo. Sono piccoli rituali che ci danno conforto. Anch’io voglio raccontare il nostro tempo, partendo dalla bellezza dei colori e delle parole. Quindi il colore dell’anno 2025 scelto da Pantone e la parola che meglio sintetizza il 2024 secondo l’Oxford University Press. Un colore che predice ciò che verrà. Una parola che ci costringe a guardare indietro e fare un bilancio. Due simboli che, insieme, ci aiutano a capire il mondo che stiamo vivendo.
I colori sono emozioni che descrivono il nostro tempo
I colori non sono solo frequenze cromatiche. Sono emozioni. Sempre loro, le emozioni. Ritornano spesso in questo podcast. Lo cantava anche Battisti: che colore ha una giornata uggiosa? E voi, che colore date alle vostre giornate? Si perché è possibile tradurre le nostre esperienze in colori. Ed è possibile, allo stesso modo, tradurre in colori i bisogni e le emozioni prevalenti nella società. Questo è quello che fa Pantone, ogni anno sceglie un colore che riassume lo spirito del tempo. Per il 2025, hanno scelto Mocha Mousse.
Ecco come lo descrivono: “Un marrone caldo e avvolgente, che evoca sensazioni di comfort e indulgenza. Questa tonalità richiama le sfumature del cioccolato e del caffè, offrendo un senso di lusso sottile e di connessione con la natura. Una fusione di eleganza e semplicità, capace di trasformare la percezione dei toni marroni in simboli di raffinatezza”.
Pantone accompagna Mocha Mousse con palette coordinate per ispirare moda, bellezza e design, offrendo atmosfere sofisticate, dinamiche o rilassanti. Non mi dilungo in descrizioni delle palette, le trovate sul sito di Pantone.
La cosa davvero interessante è come i colori riescano a lanciare messaggi, o come i messaggi siano in grado di identificare colori. Il 2025, secondo Pantone, ci invita a rallentare. A riscoprire la gratitudine nei piccoli piaceri quotidiani che spesso ignoriamo. Mocha Mousse parla di lentezza, di indulgere nei momenti semplici, ma preziosi. E poi c’è la natura, che è lì a ricordarci che forse stiamo sbagliando qualcosa. Un luogo dove ritrovare un po’ di pace. Basta spegnere tutto, uscire e camminare.
Le parole riescono a fotografare un'epoca con una precisione sorprendente
Così come i colori riescono a parlarci di emozioni, anche le parole riescono a fotografare un'epoca con una precisione sorprendente. E per il 2024, l’Oxford University Press ha scelto una parola che ci costringe a riflettere su come viviamo il nostro tempo: “Brain rot”. Tradotto: “Cervello in decomposizione”. Oppure, se volete essere ancora più drammatici, “cervello putrefatto”.
Questa espressione rappresenta la preoccupazione per il consumo eccessivo di contenuti di scarso valore sui social. Tutti quei video inutili che si guardano per ore alla ricerca di non si sa cosa. Detto che io non amo particolarmente i social e che gli abusi siano sempre un problema, mi sembra comunque eccessiva la posizione. Voglio dire, nella storia, qualunque novità ha avuto folte schiere di detrattori. Anche i romanzi, a un certo punto, avrebbero corrotto le giovani menti.
I giovani riconoscono il problema e lo affrontano con ironia
Ma il tema è un po’ più sottile, infatti, il presidente di Oxford Languages ha voluto precisare che “Brain rot” riflette una consapevolezza autoironica dei giovani, rispetto all’abuso dei social. È un’espressione molto usata dalla generazione z. Questa autoironia dimostra che i giovani non solo riconoscono il problema, ma sanno anche riderci sopra, dimostrando una lucidità sorprendente. Inoltre, con l’espressione “go touch grass", che significa letteralmente “vai a toccare l’erba”, invitano chi abusa della tecnologia a staccare dagli schermi e a riconnettersi con il mondo reale e con la natura.
Mentre i giovani riconoscono il problema e lo affrontano con ironia, gli adulti sembrano dimenticare di guardarsi intorno, persi nei loro schermi, li trovi a tavola con il telefono in mano, interessati a commentare il post di qualcuno che non conoscono e che si trova a chilometri di distanza, piuttosto che parlare con chi hanno davanti. Ironico, no? Perché la vera conversazione, quella che potrebbe salvare il loro cervello, è proprio lì, ma loro non la vedono.
Quindi sì, è chiaro che un problema esiste. Ma, allo stesso tempo, non possiamo vedere i social media come il nemico pubblico numero uno. Demonizzarli è come dare colpa alla forchetta per aver mangiato troppo.
Si può descrivere il nostro tempo con metodi e obiettivi diversi
Eppure, se ci pensate, c’è qualcosa di interessante in tutto questo. Da una parte, un’azienda come Pantone sceglie un colore per rappresentare il futuro. Dall’altra, l’Oxford University Press sceglie una parola per descrivere il presente. Due organizzazioni che sembrano così distanti, ci stanno dicendo la stessa cosa.
Rallentiamo. Fermiamoci Riprendiamoci il nostro tempo. Riconnettiamoci con il nostro spazio e la nostra natura. Non solo per preservare il nostro cervello, ma anche per ritrovare quella bellezza che, a volte, ci dimentichiamo di cercare. Tipo quella di una conversazione vera. O di una passeggiata senza telefono.
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