#43 - Il cambiamento è già iniziato. Perché non lo vediamo?
Può succedere che ci sia un ritardo tra il momento in cui qualcosa va storto e quello in cui ce ne accorgiamo. Non parlo di qualche secondo, come quando stai facendo l’arrosto e te ne ricordi solo dall’odore di bruciato. No, qui si parla di mesi, anni. I campanelli d’allarme c’erano, ma tu niente, troppo impegnato a pensare che fosse tutto sotto controllo.
Vale sia per la vita professionale che per quella privata. Prendi una donna che sta per rivoluzionare la sua esistenza. Ci sono segnali inequivocabili. Se si taglia i capelli, attenzione, qualcosa forse sta per cambiare. Se trasforma anche il suo stile, il processo è in corso. Se poi la vedi fare yoga all’alba o cercare biglietti per l’India, è già troppo tardi, sta per stravolgere tutto.
Eppure, spesso questi indizi passano inosservati. Forse perché nessuno ci fa caso o forse perché sembravano solo hobby. E così, mentre lei riscrive la sua vita, tu resti lì a fissare il vuoto, chiedendoti quando esattamente sia cambiato tutto. Solo allora ti rendi conto che non è successo all’improvviso.
Certo, qui non parliamo di relazioni. Ma, Intelligenza Artificiale permettendo, il lavoro è ancora fatto di persone. E anche in questo ambito la storia si ripete, i segnali c’erano, ma nessuno li ha colti. O magari qualcuno ha trovato più comodo ignorarli. I motivi per cui ci rendiamo conto troppo tardi dei cambiamenti non sono poi così diversi.
La domanda giusta è perché non ce ne accorgiamo.
Era il classico esempio di come il cervello si diverte a ignorare l’ovvio
Circa vent’anni fa dirigevo una rivista specializzata nell’abbronzatura professionale, Tan Biz. Un bel settore, con clienti affezionati, un business solido, il genere di mercato che ti fa pensare di essere al sicuro. Poi ha iniziato a scricchiolare. Solo che nessuno voleva vederlo.
Nello stesso periodo, una nuova normativa europea imponeva un limite all’irradianza, i solarium non potevano superare il livello medio del sole all’equatore a mezzogiorno. I produttori sono andati nel panico. Proteste, petizioni, riunioni interminabili. La convinzione era unanime, la normativa avrebbe affossato il mercato.
Solo che non era vero. O meglio, non era quello il problema.
Le vere cause del declino non arrivavano dalle istituzioni, ma dal mercato stesso. Dopo anni in cui essere abbronzati dodici mesi l’anno era considerato un must, i gusti stavano cambiando. L’idea di un colorito costante, in tutte le stagioni, aveva iniziato a perdere fascino. Poi c’era la crescente attenzione per i rischi dell’esposizione ai raggi UV. Insomma, la domanda calava, ma tutti continuavano a guardare altrove.
Tutta l’attenzione era sulla normativa, come se quella fosse la vera nemica da combattere.
Era il classico esempio di come il cervello si diverte a ignorare l’ovvio. Il bias dell’ottimismo spingeva tutti a pensare che fosse solo un momento di crisi passeggero. Il paradosso della rana bollita era perfetto per descrivere la situazione. Se un cambiamento è graduale, non te ne accorgi finché non è troppo tardi. E poi c’era la resistenza culturale, quel fenomeno affascinante per cui un intero settore preferisce negare la realtà piuttosto che ammettere che il mondo sta andando in un’altra direzione.
Per questo è importante comprendere i fenomeni sociali
Per questo è importante comprendere i fenomeni sociali. In ultima analisi, chi compra sono sempre persone, con i loro gusti e i loro desideri.
I casi sono tantissimi. Pensa alle case discografiche, anche loro controllavano un business che sembrava inattaccabile. Poi è arrivato Napster, poi il download illegale, poi lo streaming. Il pubblico aveva cambiato le regole del gioco, ma loro hanno deciso di non guardare. L’unica risposta che sono riuscite a dare è stata fare causa ai loro stessi clienti. E quando hanno provato ad adeguarsi, era già troppo tardi. Così, quello che un tempo era il loro mercato florido oggi è in mano a operatori come Spotify e Apple Music, mentre le case discografiche hanno perso il controllo.
In quel caso, oltre alla resistenza culturale, per cui si pensa che perdere il controllo sia impossibile, c’era anche la difficoltà ad abbandonare un modello di business in cui erano stati investiti miliardi. E forse, diciamocelo, un po’ di arroganza. Quando sei stato il monarca assoluto di un settore per decenni, fai fatica ad accettare che non comandi più tu.
Quando il cambiamento parte, non ha alcun senso cercare di fermarlo. Non si può.
Eppure, quando il cambiamento parte, non ha alcun senso cercare di fermarlo. Non si può. L’unica cosa che si può fare è capire come adattarsi.
Ed è quello che è successo con i telefoni. Vent’anni fa servivano a telefonare. Oggi sono il centro della vita digitale e marginalmente, ti permette ancora di telefonare. Alcuni hanno capito che il vero bisogno era la connettività, non solo la voce. Così degli outsider hanno guidato la trasformazione, e alla fine tutto il mercato li ha seguiti. Certo, c’è chi è rimasto indietro, ci sono brand che da leader assoluti sono diventati nomi marginali. Ma nel complesso, il settore ha saputo leggere il cambiamento e riposizionarsi.
Avrei potuto parlarvi anche dell’editoria, ma ho evitato per un evidente coinvolgimento. Anche qui c’è un cambiamento in corso, ci sono resistenze, ma anche esperienze interessanti di chi sta interpretando il mercato di oggi.
Il sovraccarico cognitivo, cui siamo sottoposti, di certo non aiuta
Abbiamo parlato di mercati, ma lo stesso vale per le singole attività. Le trasformazioni non arrivano mai all’improvviso. I segnali ci sono sempre, basta saperli leggere e collegare tra di loro. Ma per farlo, bisogna osservare e comprendere le persone. Questa è la parte umanistica degli affari. Ed è quella che provo a raccontarvi in questo podcast.
In tutto questo il sovraccarico cognitivo, cui siamo sottoposti, di certo non aiuta, anche solo riconoscere una buona informazione da una scadente diventa sempre più difficile.
Per chiudere vi segnalo che molti dei temi di cui ho parlato in questo episodio, dai bias al sovraccarico cognitivo passando per la paura del cambiamento, ma non solo, li trovate in alcuni appuntamenti precedenti, in cui li ho affrontati più nel dettaglio.
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