#41 - L’alchimia della comunicazione interpersonale
Prima o poi capita a tutti. Sei lì, davanti a qualcuno con cui non hai nulla da dire. Un cliente. Un parente. L’amico di un amico che hai visto una volta a un compleanno nel 2014 e che da allora hai evitato con la stessa cura con cui si evita di rispondere a una chiamata sconosciuta.
Ma oggi no. Oggi sei in trappola. E scatta il classico dilemma: “E adesso? A questo che gli dico?” Come da manuale, finisci a parlare del clima. Ti trasformi in un lord inglese. Il problema è che gli inglesi possono discutere del tempo per ore, con quella loro straordinaria capacità di trasformare una giornata nuvolosa in una metafora della condizione umana. Noi no. Noi, dopo due battute, ci sentiamo degli idioti. Se qualcuno ti parla del clima, tu pensi solo: “Ok, non gli sono simpatico”. Perché, a meno che fuori non ci sia un tifone o l’apocalisse, parlare del tempo è solo un modo elegante per dire: “Non ho la minima idea di cosa dirti e vorrei essere altrove.”
Ma certe volte non puoi scappare. Sei costretto a instaurare un rapporto. E qui entra in gioco l’esperienza. Il repertorio di argomenti d’emergenza che affini negli anni. Film, musica, sport o quella serie tv che hai visto solo tu. E dopo un po’ perdi il controllo.
Io, per dire, ho parlato più volte dello stesso argomento con la stessa persona. Non una, non due, ma tre volte. Ero convintissimo, tra l’altro, di essere brillante. Lui mi guardava come se fossi matto. Io? Zero memoria di averglielo già detto.
Eppure, per quanto possa metterci a disagio, la capacità di instaurare rapporti sani e la comunicazione interpersonale sono la chiave per tutto. Lavoro, amicizie, famiglia e per non restare incastrati a vita in conversazioni sul meteo.
La comuniczione a molte declinazioni differenti tra di loro
Si pensa spesso che la comunicazione sia una sola cosa. Un'unica materia, con delle regole fisse. In realtà, parlare con una persona è completamente diverso dal parlare a una folla. Ed entrambi sono mondi lontani dai mezzi di comunicazione. E poi ogni mezzo ha le proprie regole. Ecco perché diffido da chi si vende come il tuttologo della comunicazione.
Esistono, sono quelli che riescono a infilare la parola “storytelling” in qualsiasi
conversazione, compresa quella in cui ordina un caffè al bar. Tra l’altro anche lo storytelling a diverse declinazioni, con strutture e principi che cambiano.
Quando parliamo di relazioni, abbiamo bisogno di comprendere la comunicazione uno a uno, quella che tecnicamente si chiama comunicazione interpersonale.
Non voglio fare un corso, ma c’è un principio che vale la pena ripetere, anche se probabilmente lo hai già sentito. Quando parli con una persona, il messaggio che trasmetti non è fatto di sole parole, quelle valgono meno del 10%. Come le pronunci, il tono, la velocità, le pause e il colore della voce, vale circa il 30%. Il linguaggio del corpo, circa il 60.
Ora, questi numeri non sono scolpiti nella pietra, dipende dal contesto e dalla persona che hai di fronte. Alcuni studi danno numeri diversi. Alcuni fondono il tono della voce con il linguaggio del corpo ma la sostanza non cambia. Se non presti attenzione a come dici le cose e a cosa dice il tuo corpo, la tua comunicazione non funziona.
A questo punto potresti pensare: "Beh, se le parole valgono così poco, allora posso anche dire sciocchezze". Mi dispiace, ma no. Il 90% serve per rendere credibile e interessante
proprio quel 10%, che quindi rimane fondamentale per il messaggio. In altre parole, devi curare quel 90% per far ascoltare il 10.
Qui parlo di comunicazione, non di questioni morali
Potresti decidere di fare infiniti corsi di recitazione, ma a meno di diventare Meryl Streep, e in questo caso, forse cambieresti lavoro, il modo migliore per far funzionare la comunicazione è essere sinceri.
Qui parlo di comunicazione, non di questioni morali.
Se vuoi fare un complimento a una persona, cerca qualcosa per cui essere sincera. Se osservi con attenzione, tutte le persone hanno qualcosa di bello o interessante e, se proprio non lo vedi, lascia stare. Meglio tacere che essere falsi e farsi scoprire.
Quando conversi, metti sempre della gentilezza, quella dell’episodio 32 per intenderci. Migliorerà il tono della tua voce. E se fai domande, falle con una genuina curiosità.
Di domande ho parlato nello scorso episodio, ma ho ricevuto diversi commenti che mi hanno fatto riflettere. Quindi, chiariamo, le domande sono importanti, l’interrogatorio è fastidioso. Il confine tra il sano interesse e il disagio della persona inquisita è molto sottile.
Le persone non sono tutte uguali, quindi non puoi tenere lo stesso registro con tutti
Come ripeto molto spesso, le persone non sono tutte uguali, quindi non puoi tenere lo stesso registro con tutti. Anche la stessa persona può cambiare in base alla giornata,
all’umore e alle situazioni.
In linea di principio, possiamo dire che se vedi una persona che osserva le cose da distante, senza toccarle, evita il contatto fisico mentre le parli. Non abbracciarla, non metterle la mano sulla spalla. È lo stesso tipo di persona che ti guarda dritto negli occhi, quindi non distogliere lo sguardo, altrimenti penserà che non sei sincera o che vuoi scappare.
Se invece noti che una persona tocca tutto quello che attira la sua attenzione, probabilmente il contatto fisico non la disturba. Magari non ti guarderà molto negli occhi, ma non vuol dire che non ti stia ascoltando.
Queste sono solo indicazioni di massima. Se vuoi approfondire questo argomento, sono gli studi dei canali percettivi. Piccolo spoiler. Queste due categorie di persone ragionano in modi opposti. Quelle che non toccano ragionano dal dettaglio verso il generale, gli altri al contrario. Questo dovrebbe influenzare anche il tuo modo di comunicare. Ma riuscire a farlo spontaneamente è un percorso lungo e non sempre efficace. Meglio lasciarsi guidare dalle sensazioni.
Lasciati avvolgere dall'atmosfera che si crea, sii presente e non pensare che, se una persona non cerca il contatto fisico, lo faccia perché è timida o imbarazzata. È molto più probabile che il contatto fisico le dia fastidio. Non forzarla.
La comunicazione interpersonale è una materia affascinante
La comunicazione interpersonale è una materia affascinante e complessa, con un'infinità di ma, se e però. Torneremo su questi temi in altri episodi. Per oggi, un’ultima cosa. Non tutti vivono il silenzio allo stesso modo. Se percepisci che una persona lo apprezza, non
viverlo come un fallimento. Anzi, se il silenzio è sereno, è sinonimo di confidenza. Se invece percepisci un silenzio teso, allora c’è qualcosa da capire.
La regola delle regole, però, rimane sempre la stessa: autenticità, una buona dose di gentilezza e sana curiosità sono gli strumenti più efficaci nella comunicazione interpersonale.
E se proprio finisci a parlare del meteo… almeno fallo con stile.
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