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#38 - A qualcuno piace il monosopracciglio

Nell'episodio scorso abbiamo parlato della piramide dei bisogni di Maslow e di come le clienti di un Istituto di Bellezza scelgano alcuni servizi piuttosto che altri, o alcuni centri piuttosto che altri, con motivazioni che possono essere molto diverse tra loro.

Perché un centro estetico ha più successo di un altro? I motivi possono essere tanti, ma uno è certo, chi ha successo sa intercettare i bisogni e i gusti delle persone. E i gusti sono tanti. Ognuno ha i propri. Insomma, sono umani.

Il problema è che spesso ce ne dimentichiamo. Diamo per scontato che esista un gusto universale, un unico canone, una regola scritta da qualche parte tipo: "Tutti vogliono essere così" o "A tutti piace questo". Ma è una sciocchezza, e lo sappiamo benissimo. Standardizzare i gusti è comodo, ma ci fa dimenticare che le persone sono diverse. In questo episodio vi porto in giro per il mondo a scoprire quanto la bellezza possa cambiare da una cultura all’altra.

Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace. E se non piace? Beh, allora è simpatico. Oppure è nato nel paese sbagliato. Basta spostarsi di qualche chilometro e quella stessa caratteristica che qui passa inosservata, diventa un tratto desiderabile. 

virgolette per citazione 

La bellezza è negli occhi di chi guarda?

 

Abbiamo sentito un milione di volte la frase da meme Instagram, “la bellezza è negli occhi di chi guarda”. Ogni volta c’è qualcuno che la pronuncia con l’aria soddisfatta di chi pensa di aver regalato al mondo una verità illuminante o una perla filosofica.

Ma sì, la bellezza sarà anche negli occhi di chi guarda, peccato che quegli occhi abbiano visto molte cose, siano stati educati, influenzati, abituati a certi standard. Insomma, non guardano mai davvero in modo neutro.

Me ne sono reso conto quando dirigevo la rivista Beauty Forum e ho pubblicato un articolo di Judith Lorenzon dal titolo “La più bella del reame”. Mi aveva colpito vedere come, in un mondo sempre più interconnesso, esistano ancora così tante differenze nella percezione della bellezza.

virgolette per citazione 

Canoni estetici differenti per culture differenti

 

Nella cultura occidentale, per esempio, un fisico snello e atletico è sinonimo di successo. Se sei in forma, probabilmente hai anche una carriera brillante, una dieta impeccabile e il tempo per fare yoga all’alba. In Africa occidentale, invece, l’abbondanza è un simbolo di prosperità. Un corpo più pieno non è visto come un problema, anzi è un segno di benessere.

Oppure pensiamo alla Corea del Sud. Qui la pelle deve essere chiarissima, quasi porcellanata, senza la minima traccia di sole. In Europa e negli Stati Uniti, invece, tutti vogliono essere abbronzati. Il motivo? La solita questione di status sociale. In Corea, la pelle chiara era un tempo associata alla nobiltà, perché significava che non avevi bisogno di lavorare nei campi. In Occidente, invece, essere abbronzati è sinonimo di vacanza, tempo libero e benessere.

Vogliamo parlare del monosopracciglio? In Tagikistan, le donne fanno di tutto per avere sopracciglia folte e ravvicinate. Un tempo erano considerate simbolo di purezza e verginità, e ancora oggi vengono viste come un tratto estetico desiderabile. Per le donne sposate, inoltre, si diceva che rafforzasse il legame con il marito.

In Brasile, invece, il seno prosperoso e la vita sottile non sono così apprezzati come i glutei e le gambe toniche. Qui i glutei devono essere generosi e scolpiti. E infatti, mentre noi pratichiamo il plank, in Brasile le donne passano ore a fare squat per ottenere il lato B perfetto.

virgolette per citazione 

La bellezza comunica chi siamo

 

Se questi esempi sembrano appartenere a mondi lontani, basta guardarsi intorno per accorgersi che anche all’interno della stessa città convivono visioni molto diverse di cosa sia bello.

Quindi, la bellezza cambia. Si modella nel tempo, si adatta alle culture, si intreccia con la società. Ma c’è una cosa che resta costante, la bellezza comunica.

Il punto è che capire cosa gli altri trovano bello significa anche capire chi sono. I canoni estetici non arrivano dal nulla. Raccontano desideri, valori e ambizioni. Ma spesso ci dimentichiamo di questo e finiamo per giudicare tutto con il nostro metro di giudizio.

I canoni estetici imposti dalla società spesso limitano la nostra capacità di vedere la bellezza negli altri. Tendiamo a percepire come migliori le persone considerate belle secondo i nostri standard. Riconoscere questo bias ci aiuta a vedere gli altri per quello che sono realmente.

Perché la bellezza è un linguaggio universale. Comunica, ispira e connette. Suscita emozioni. E come ogni linguaggio, è fatta di infinite sfumature.

Nel prossimo episodio continueremo a parlare di comunicazione, concentrandoci sulla differenza tra cosa comunichiamo e cosa invece arriva davvero.

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