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#57 - Corvi, citazioni inventate e parole piegate come origami.

Conoscete la storia dell’aquila e del corvo? Bellissima. Una di quelle che ti fanno sentire un po’ meglio… per cinque minuti.

Sembra che i corvi si posino sulla schiena delle aquile. E le predatrici, sfoderando un carattere mite, quasi zen, non reagiscono. Dicono che succeda ogni giorno. I corvi si appollaiano lì, in volo. E le aquile… Non si scompongono. Volano più in alto. Sempre più in alto. Finché l’aria diventa troppo sottile, e i corvi, non potendo respirare, cadono giù.

Morale, se qualcuno ti infastidisce, non rispondere. Eleva il pensiero. Vola sempre più in alto.

Fantastico, vero? Peccato sia falsa.

È una di quelle storie che si aggirano nei seminari motivazionali o sui social. Ma funziona. E quindi continua a girare.

Ora, sia chiaro, non ho nulla contro la crescita personale. Anzi, ho dedicato del tempo a un percorso da life coach, grazie al quale apprezzo questo metodo. Credo davvero che certi approcci possano fare bene.

Proprio per questo, mi chiedo, perché inventare storie? Ci sono argomentazioni solide, senza bisogno di creature volanti e metafore da cartone animato.

Ma forse la verità non basta. Ogni tanto, qualcuno si lascia prendere la mano. Si romanzano le parole, si piegano le etimologie, si infilano significati poetici dove non ci sono mai stati. 

virgolette per citazione 

Convincere non significa vincere insieme

 

Quante volte avete sentito dire che convincere deriva da con – vincere, cioè: vincere con, quindi vincere insieme. 

È un’idea affascinante. Come se fosse un abbraccio. Un’alleanza. Una vittoria condivisa. Bellissimo. Ma falso anche questo. Anche solo a pensarci, se ti convinco a fare qualcosa che poi si rivela una fregatura… stiamo vincendo insieme? Se il significato di una parola è quello, deve valere sempre. Non solo quando ci fa comodo.

La realtà è meno poetica. L’etimologia latina è un’altra. Convincere è vincere con la forza delle ragioni. Meno rassicurante. Ma molto più onesto.

E come convincere, ce ne sono tante. Parole tirate per la giacca. Significati piegati alle esigenze di chi parla.

virgolette per citazione 

Tutti sanno che... è una tecnica persuasiva

 

E poi ci sono le storie. Quelle che iniziano con: “Tutti sanno che…” Una tecnica persuasiva molto usata, che fa leva sul bisogno di appartenenza sociale. Se lo sanno tutti, sarà vero. E tu sei lì a pensare: possibile che solo io non lo sapessi?

A parte il fatto che sono pochissime le cose che “tutti sanno davvero”… questa è solo una scorciatoia per non spiegare o dimostrare un’idea. Lo sanno tutti! Punto.

Come quando si dice: “La scienza ha dimostrato…” ma nessuno specifica cosa, dove, come. Ti tocca fidarti. O far finta.

Il bello arriva quando queste “teorie” sbarcano sul web. Nel giro di pochi giorni, i post che dicono esattamente la stessa cosa si moltiplicano. Senza controllare, copia-incolla. Zero varianti. Neanche lo sforzo di correggere gli errori.

Poi ci sono le citazioni. Ogni settimana rimbalzano, identiche. Una volta sono di Bukowski, quella dopo di Baudelaire. O forse di Einstein. O Gandhi.

La domanda che mi faccio spesso è: com’è possibile che si diffondano così?

virgolette per citazione 

Non rinunciamo al pensiero critico

 

Il punto non è se una frase sia vera. E neanche se la citazione sia di Gabriel García Márquez. Alla fine, in questi casi, cambia poco.

Il problema è che cominciamo a crederci, anche quando non reggono. E allora la domanda non è più: “è vero o no?”, ma: perché lo accetto senza controllare? Perché mi piace così tanto da volerci credere comunque?

Questo è il tema, la rinuncia al pensiero critico. Che non è diventare cinici. Non è nemmeno vivere con l’idea di smontare ogni frase che senti. Anche perché siamo sommersi da informazioni, e il tempo non basta mai.

Il pensiero critico è la capacità di sospendere il consenso immediato. Fermarsi un secondo e chiedersi: “Aspetta. Cosa sto accettando, davvero?”

In un mondo fatto di frasi brevi, immagini forti, slogan… pensare con la propria testa è quasi un atto sovversivo. Non si tratta di correggere tutte le etimologie sbagliate. Si tratta di tornare ad avere un po’ di gusto per il dubbio.

Perché se non lo alleni, quel dubbio, basta una frase ben detta per farti dire di sì. Anche quando dovresti dire no.

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