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#46 - Le parole contano. Ma non troppe.

Oggi si parla di comunicazione. Ma stavolta la parola d’ordine è semplicità. Una di quelle cose che ti fanno tirare un sospiro di sollievo. Ma quanto è bella la semplicità. E invece, guarda cosa succede nella vita vera.

Vai in palestra, perché ti vuoi tenere in forma. Sei lì che sudi, che fai il tuo dovere, poi alzi lo sguardo e trovi questo cartello: “Al fine di garantire un utilizzo conforme e sicuro delle attrezzature, si invita l’utenza a effettuare l’adeguato riposizionamento dell’equipaggiamento alla configurazione standard dopo l’utilizzo, in modo da consentire una fruizione ottimale da parte dei successivi utilizzatori.”

Scusa? Rimetti a posto i pesi. Ecco perché non lo fa nessuno.

Poi esci dalla palestra, vai in stazione e trovi un’altra perla: “Per agevolare il transito dei passeggeri e ottimizzare il flusso pedonale, si raccomanda di usufruire del passaggio sopraelevato ubicato nell’area nord della struttura ferroviaria.”

Traduzione: "Usa il ponte pedonale". E niente, ormai è un gioco.

Ora, questi messaggi me li sono inventati. Ma la realtà non è molto distante. Scommetto che potresti trovarne di identici senza neanche sforzarti troppo. Anzi, non devi neanche uscire di casa. basta aprire una bolletta, leggere l’email della banca o del tuo consulente di marketing che si diverte a usare inglesismi e termini che con l’inglese hanno poco a che fare.

Ecco perché oggi parliamo della semplicità, il vero superpotere della comunicazione. 

virgolette per citazione 

La semplicità in architettura, letteratura, design, grafica e moda

 

Less is more. Di meno è di più. Celebre espressione attribuita all’architetto Ludwig Mies van der Rohe, descrive perfettamente come la semplicità e la purezza estetica siano un obiettivo. Anche il poeta Robert Browning esprimeva un pensiero simile. Lo stesso principio vale nel design e nella grafica, se togliendo elementi non cambia nulla in funzionalità e bellezza, allora togli. Coco Chanel diceva: “Prima di uscire di casa, guardati allo specchio e togli qualcosa.”

Se ci pensi, l’eccesso è spesso l’insicurezza travestita da profondità. Si aggiunge per cercare di arricchire il risultato, quando invece basterebbe chiarire cosa si vuole dire. Vale per la scrittura, il design, la musica, la moda. Soprattutto vale per la comunicazione.

virgolette per citazione 

Scrivere in modo chiaro è più difficile

 

Molte persone usano la complessità per nascondere l’incompetenza. Quando non si è sicuri di quello che si scrive o si dice, si esagera per sviare, per dare l’impressione di sapere di più.

Tutti abbiamo avuto un compagno di classe che si vantava di essere più bravo all’orale perché riusciva a intortare il professore. Adesso è cresciuto, lavora, e sfrutta ancora questa tecnica.

Essere semplici significa prendersi la responsabilità di quello che dici. Perché se ti capiscono, non puoi più tirarti indietro con “ma io intendevo un’altra cosa”. E allora giù con frasi interminabili che sembrano uscite dal manuale di istruzioni di un’astronave.

E poi, diciamocelo, scrivere in modo chiaro è più difficile. Bisogna trovare le parole giuste, senza esagerare né semplificare troppo. Usare il giusto numero di termini per essere compresi. Né troppi, né troppo pochi. Anche la lunghezza delle frasi conta, più sono lunghe, più chi legge si perde. Ricordati che la percentuale di analfabeti funzionali è altissima. Persone che sanno leggere, ma che dopo due righe si perdono. 

virgolette per citazione 

Se chi ti ascolta o legge non capisce, la colpa è tua.

 

E qui viene il bello, la regola più importante della comunicazione "Se chi ti ascolta o legge non capisce, la colpa è tua." E non esiste dire che “lui non capisce”. Sei tu che devi adeguarti. Altrimenti, lascia perdere.

Il problema è che molti sono convinti che usare parole difficili dia autorevolezza. Forse pensano che così il loro lavoro sembri più importante. Primi in classifica? Gente come me, quelli che lavorano nella comunicazione e nel marketing.

Ora, se parliamo tra addetti ai lavori, va bene. Il gergo velocizza il confronto. Ma se stai spiegando qualcosa a un cliente e dopo un minuto lui ha lo sguardo fisso e l’espressione del pesce rosso, forse dovresti rivedere il tuo approccio. Specie se ti proponi come esperto di comunicazione.

E poi c’è il linguaggio generativo, che sul web è un po’ sfuggito di mano, lo chiamerei linguaggio supergenerativo. Quei video e quelle pagine che, per esprimere un concetto semplice, usano 10.000 parole ripetendo le stesse cose 20 o 30 volte. E dopo cinque minuti, ipnotizzato, ti domandi “ma di cosa stanno parlando?” Forse l’obiettivo è l’ipnosi, allora siamo fuori dal campo della comunicazione. 

Il linguaggio generativo è una cosa seria, così come le figure retoriche che potrebbero invocare, ma ripetere sempre la stessa cosa perché non c’è altro da dire, è solo ripetere sempre la stessa cosa. 

Semplificare non è semplificarsi la vita. È avere il coraggio e la voglia di farsi capire. Un atto rivoluzionario.

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