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#45 - Io, la poesia e l’improbabile

Oggi episodio strano. Non assurdo, eh, solo… diverso dal solito. Perché, vedete, io con la poesia non c’entro niente. Non le leggo, non le scrivo e, onestamente, se mi avessero detto che mi sarei ritrovato a un reading di poesie… Io? Diciamo che sono più a mio agio tra un romanzo di John Niven e un calice di vino.

Però, questo è il bello, ogni tanto finisco in posti improbabili senza un motivo preciso. Non chiedetemi come. Capita. Mi piace infilarmi in situazioni nuove, giusto per vedere che succede. A volte scopri qualcosa, a volte no. Ma almeno ci hai provato.

Fatto sta che in questa serata, mentre cercavo di capire come fossi finito lì, ho sentito una poesia che mi è rimasta appiccicata addosso. Sapete quando una canzone vi entra in testa e non se ne va più? Ecco. Solo che invece di un ritornello fastidioso, erano parole che continuavano a tornarmi in mente. Perché la verità è che certe cose ti colpiscono anche quando pensi di esserne immune. Alcune scivolano via, altre restano. Se riescono ad accendere un emozione, allora resteranno per molto tempo.

La poesia in questione è Lentamente muore di Martha Medeiros. Probabilmente l’avete già sentita, magari da qualche guru motivazionale su YouTube. Ecco, dimenticatevi quel contesto. Io l’ho scoperta in un modo diverso, e non ho nessuna intenzione di parlarne così. 

virgolette per citazione 

Lentamente muore

 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni, 
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé stesso.

Muore  lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

virgolette per citazione 

Questa poesia non parla solo di vivere, ma di non farsi anestetizzare dalla routine

 

Bella, vero? Ed è interessante il fatto che spesso venga attribuita a Pablo Neruda, anche se in realtà è di Martha Medeiros, una poetessa brasiliana. Capita spesso con le poesie o le citazioni, se suonano intense o profonde, il web decide che sono stata scritta da Neruda, se sono crude allora è Bukowski.

Ma torniamo al punto.

Questa poesia non parla solo di vivere, ma di non farsi anestetizzare dalla routine. Parla di tutti noi. Di ogni volta che scegliamo la sicurezza invece della curiosità. Ogni volta che non facciamo una domanda per paura di sembrare ingenui. Ogni volta che rinunciamo a qualcosa perché “ormai è così”.

E no, non significa che dobbiamo mollare tutto e partire per Bali. Non serve rivoluzionare la propria vita dall’oggi al domani. Basta poco. Dire un sì quando per abitudine avresti detto no. Provare una cosa nuova. Fare una domanda in più. Piccoli Cambiamenti, ma che messi insieme possono fare la differenza.

Un po’ come finire a un reading di poesie per caso e rendersi conto che, magari, vale la pena esplorarne di più.

Vale per la comunicazione, la creatività, il lavoro. Vale per tutto. Sperimentare è l’unico modo per non diventare obsoleti.

Ed è un po’ lo stesso principio del microthinking, il modo in cui realizzo questo podcast. Un pensiero alla volta, una piccola scelta alla volta. Non serve un gesto eroico. Basta scegliere, ogni giorno, di vivere un po’ di più.

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