#53 - Media intimi. Dove nasce davvero la relazione
Si può fare storytelling sui social media? Se lo chiedi ad alcuni social media manager, ti diranno: “Ovviamente. È il posto perfetto.” Un giorno capirò da dove spuntano queste persone. Sono arrivate con il treno degli imprenditori seriali a diciott’anni. Vagone contenuti fotocopia.
Ora, va detto che tutto si può provare. Ma non tutto funziona allo stesso modo. Raccontare una storia con un inizio, uno svolgimento e una fine… sui social? Difficile. Troppo veloce, troppo frammentato. E non parliamo di continuità nella fruizione. Trovare un filo narrativo tra un post e l’altro è come cercare poesia in un manuale di istruzioni.
A voler esagerare, potremmo scrivere un romanzo sui cartelli stradali, magari diviso in episodi. Ma ecco, il risultato potrebbe non essere efficace.
Anni fa, per la rivista Nailpro, a Natale, ho costruito una piccola storia ironica su Facebook. Raccontava del rapporto tra le onicotecniche e i loro fidanzati. Poco più di dieci post, leggibili anche sparsi. Ha divertito, ha funzionato. Ma chiamarlo storytelling… Non era una storia, erano solo una serie di osservazioni ironiche del quotidiano. Un piccolo esperimento narrativo senza un vero obiettivo, se escludiamo un eventuale sorriso e gli auguri di Natale.
Ci sono media adatti a certe cose, e media che non lo sono. Non è una gara. Si tratta solo di capire cosa vuoi comunicare e scegliere il mezzo giusto per farlo.
Avevamo già introdotto questo argomento nell’episodio 25. Oggi voglio andare un po’ più a fondo. E allora, cosa sono i media intimi?
Cosa sono i media intimi
Quando parlo di media intimi, non sto parlando del messaggio. L’intimità di cui parlo non sta nel contenuto, ma nel modo in cui arriva. Sta nella fruizione. E la fruizione, guarda un po’, dipende da dove quel messaggio lo fai passare. Dal mezzo che scegli.
Non si tratta di stabilire quali mezzi siano buoni e quali no. Non è questo il punto. Si tratta di capire le caratteristiche di ogni mezzo, e decidere quale usare in base a ciò che vogliamo ottenere.
Non puoi piegare un mezzo alle tue esigenze, devi scegliere quello giusto per il tuo messaggio.
È come chiedersi: “Qual è il miglior mezzo di trasporto: l’auto, il treno o l’aereo?” Dipende. Dove devi andare?
I media intimi sono quelli capaci di creare una comunicazione diretta.
Permettono un rapporto più profondo, più empatico, più umano.
Di solito offrono una fruizione lenta e approfondita. E questo, oggi, li rende un’eccezione preziosa.
Le newsletter sono un mezzo intimo che crea relazione
Prendiamo le newsletter. Qualche tempo fa, un esperto di comunicazione, o almeno sarebbe dovuto esserlo, mi ha detto: “Non le legge nessuno.” Una frase che dice molto. Soprattutto su quanto poco conosca le tendenze editoriali.
È vero, le newsletter usate come liste di call to action sono superate. Clicca qui, scopri là, guarda il video. Non che nessuno le apra, ma… ecco, pochissimi le leggono.
Diverso il discorso per chi, da anni, tratta la newsletter come una vera lettera. Un appuntamento. Un contenuto pensato per raccontare qualcosa, per condividere un’idea o un pensiero. Quelle sì, funzionano. Certo, serve cura. Vanno scritte bene. Devono essere coerenti, piacevoli da leggere, devono avere qualcosa da dire.
I numeri magari non saranno alti come quelli di altri canali, ma il rapporto che si crea con chi legge è molto più forte.
Sono perfette per mantenere una relazione profonda, con persone che saranno anche i nostri promotori più credibili.
Ogni settimana, per esempio, entro in casa tua. Nella tua casella mail. Sei tu a ospitarmi. E io ti racconto qualcosa che deve valere il tuo tempo.
Questa intimità, oggi, è rara. E proprio per questo… funziona.
Con i podcast ci si affeziona alla voce narrante
In modo analogo lavorano i podcast. Entrano nelle tue giornate in punta di piedi, spesso mentre fai tutt’altro.
Cammini, guidi, ti allacci le scarpe. Ma intanto, qualcuno parla solo a te, nelle tue orecchie. La voce è lì, vicina, diretta, senza filtri. Ti racconta. Ti accompagna. E, piano piano… ti resta addosso.
Pensa che, secondo un’indagine IPSOS, gli ascoltatori si affezionano alla voce narrante tanto che il 30% di loro la segue da un podcast all’altro, indipendentemente dall’argomento trattato. Non per il tema. Per la voce. Per la relazione.
Anche qui, la differenza non è nel contenuto. È nella fruizione. È il mezzo che cambia tutto. Lo spazio, il tempo, il modo in cui lasciamo entrare un messaggio.
Podcast e newsletter, quando sono fatti con cura, lasciano spazio a chi legge o ascolta per mescolare ciò che riceve con la propria esperienza personale. Ed è lì che nasce il legame emotivo.
Questo genere di intimità puoi raggiungerla anche con altri mezzi. I blog, se confezionati con attenzione, non sono affatto morti, e possono creare una certa forma di intimità.
La radio, in alcuni casi, non sempre, può diventare un mezzo intimo. I video podcast, è vero, tolgono spazio all’immaginazione, ma creano comunque legami forti.
Non vado oltre, perché in tutti gli altri casi ci sarebbero da fare troppi distinguo. E il tempo a mia disposizione… è quasi finito.
Vedremo le caratteristiche degli altri mezzi, se vorrai, in altri episodi.
Per chiudere, l’intimità di certi mezzi permette di fare storytelling in modo efficace, ma soprattutto, di creare una comunità vera. Fatta non solo di utenti o follower, ma di persone che possono diventare ambasciatori autentici del tuo brand.
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