#44 - Stessa scena, storie diverse
Non è che passo il tempo a sbirciare nei carrelli degli altri al supermercato. Cioè, non sempre. Però immagina questa scena.
Due, tre ragazzi, 22/23 anni, che spingono un carrello. Dentro? Casse di birra scadente, sacchi di patatine formato industriale, ogni genere di junky food. Ed qui che parte la nostalgia e un po’ di invidia. Perché la prima cosa che pensi è, studenti fuori sede. Ogni sera feste improvvisate, nottate a parlare di massimi sistemi convinti di aver trovato risposte definitive. Il frigo sempre vuoto, ma la vita pienissima. Bella immagine, vero?
Ora fai un passo indietro. Guarda meglio. Stessa scena, stesso carrello. Solo che questa volta a spingerlo è un uomo di mezza età. Non serve entrare nei dettagli, lo sappiamo, i pensieri che ti vengono in mente sono molto diversi. Cosa è cambiato? Il carrello è sempre quello. Ciò che cambia è il modo in cui lo guardiamo. O meglio, la cornice dentro cui mettiamo la scena. E questo non succede solo al supermercato. Succede ovunque.
Non possiamo cambiare le idee e le esperienze delle persone. Ma possiamo tenerne conto quando raccontiamo
L’interpretazione di un messaggio dipende da come è stato costruito, ma anche dalle idee e dal vissuto di chi lo riceve. Tornando all’esempio del carrello della spesa, se non hai vissuto la vita da studente fuori sede, difficilmente avrai pensieri simili ai miei. E soprattutto, il coinvolgimento emotivo sarà diverso. Magari il carrello ti ha ricordato qualcos’altro, un’altra fase della tua vita. Magari hai visto una storia diversa dalla mia, ma comunque coinvolgente.
Noi non possiamo cambiare le idee e le esperienze delle persone. Ma possiamo tenerne conto quando raccontiamo.
Quando costruiamo un messaggio dobbiamo necessariamente inserirlo in un contesto e con le nostre parole evidenziare alcuni aspetti e metterne altri in ombra. Non è manipolazione, è semplicemente il modo in cui comunichiamo. Lo facciamo tutti, ogni giorno, senza nemmeno rendercene conto. Ogni giorno scegliamo cosa mettere a fuoco e cosa lasciare sullo sfondo.
La realtà è la stessa, un trattamento anti-età, ma il frame cambia la percezione e l’impatto del messaggio
Questo trattamento aiuta a preservare la giovinezza della pelle. È un frame positivo, si pone l’accento sul mantenimento e la cura senza far pensare all’invecchiamento. Se invece dicessi, questo trattamento rallenta il processo di invecchiamento, è un frame negativo, sottolineo il problema, la pelle invecchia, ponendo l’attenzione sulla paura della perdita, perché si parla di invecchiamento.
La realtà è la stessa, un trattamento anti-età, ma il frame cambia la percezione e l’impatto del messaggio!
Qual è la forma migliore? dipende. Se parli con una persona più giovane, meglio la prima, nel caso di una persona più matura meglio la seconda.
I frame sono le angolazioni da cui osserviamo la realtà, e proprio perché ci possono essere molte angolazioni, ci sono molte realtà.
Si parla di frame in psicologia, sociologia, in tutte le scienze sociali. Li troviamo anche nell’arte, nel design e nella fotografia.
Ma noi ci focalizziamo sulla comunicazione, perché il modo in cui confezioni un messaggio può cambiarne completamente il significato.
Il principio è abbastanza intuitivo, quindi limitiamoci a fare ancora qualche esempio.
Se entri in un ristorante e lo trovi vuoto, potresti pensare: "Qui si mangia da schifo"
Hai mai ricevuto un messaggio senza emoji? Tipo un semplice "Ok." senza faccina? Ecco. Il testo è lo stesso, ma cambia il modo in cui lo leggiamo. Se lo leggi con il frame giusto, è neutro. Se lo leggi con il frame sbagliato, parte il panico.
O pensa alla musica nei film. Prendi una scena di un uomo che cammina da solo in una strada deserta. Se sotto c’è una musica inquietante, ti aspetti qualcosa di brutto. Se invece c’è una colonna sonora allegra, sembra la pubblicità di un’auto. Stessa scena, due frame completamente diversi.
E questo vale per tutto.
Se entri in un ristorante e lo trovi vuoto, potresti pensare: "Qui si mangia da schifo". Ma se sei in un resort di lusso e il personale ti accoglie in una sala tutta per te, pensi: "Esperienza esclusiva". Stesso ristorante, stessa assenza di clienti, frame completamente diverso.
Lo stesso accade con le persone. Pensa a un colloquio di lavoro. Se ti presenti con il frame sbagliato, entri con l’ansia di dover dimostrare qualcosa. Se invece lo vedi come un’opportunità per capire se l’azienda fa per te, il colloquio diventa una conversazione, non un esame.
A volte non serve cambiare la realtà. Basta cambiare il modo in cui la raccontiamo.
La realtà è sempre la stessa. Sei tu a decidere come incorniciarla.
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