#9 - Una reputazione è per sempre
Quante volte hai condiviso una foto o un commento sui social immaginando che sarebbe rimasto confinato nella tua cerchia di amici?
Nelle conversazioni con chi ci conosce bene, utilizziamo spesso un linguaggio o un “codice” che solo loro capiscono. Magari quel commento ironico che sembrava innocuo è arrivato al capo o a un cliente. Se va bene, l’imbarazzo è garantito.
E così, senza pensarci troppo, abbiamo messo a rischio la nostra reputazione perché non abbiamo considerato fino in fondo il mezzo, e le sue implicazioni.
I social sono un terreno da cui, chiunque, può raccogliere informazioni su di noi, anche in ambito professionale.
Ti sei mai chiesto cosa raccontano di te?
La reputazione è sempre stata un elemento centrale nella vita sociale e professionale di una persona
La reputazione è sempre stata un elemento centrale nella vita sociale e professionale di una persona. Con il digitale, sono cambiati gli strumenti e la velocità con cui si diffonde, ma il suo valore rimane immutato. È così importante che la legge stessa la tutela, sia in ambito civile che penale.
La reputazione è il modo in cui gli altri ci percepiscono e ci valutano. Non esiste una reputazione unica, potrei avere un'ottima reputazione in un contesto, e allo stesso tempo essere visto negativamente in un altro. Persino i criminali godono di un'ottima reputazione tra i loro simili. Questo dimostra che la reputazione è un concetto relativo, non assoluto. Dipende da chi ci osserva e dai valori che proiettiamo.
La reputazione non è legata alla notorietà o alla popolarità
Attenzione, però, la reputazione non è legata alla notorietà o alla popolarità. Essere conosciuti e piacevoli non significa necessariamente essere considerati affidabili.
Quando molti hanno postato balletti sui social, anche con obiettivi professionali, quello che aumentava era la loro notorietà, i like e i commenti. Ma il messaggio era coerente con i loro valori? La loro reputazione ne ha tratto beneficio?
Spesso, queste scelte erano dettate da improbabili social media manager più interessati a misurare il successo con i like che a costruire una solida immagine.
Non si può non comunicare
Secondo il primo assioma della comunicazione della scuola di Palo Alto: “non si può non comunicare”.
Io, ad esempio, non sono un grande utilizzatore dei social. Vista la mia professione, li ho sempre usati in modo indiretto, ma chi guarda i miei profili vede chiaramente la mia distanza dal mezzo. Praticamente non comunico sui social. Ma, attenzione, anche questa assenza di comunicazione dice qualcosa di me. Lo ripeto: “non si può non comunicare”.
Ognuno percepirà questa mia scelta in modo diverso. Per alcuni, potrei sembrare un “primitivo digitale”, per altri, una persona che preferisce rapporti più profondi e personali. La mia reputazione è comunque influenzata da questa scelta.
Allo stesso modo, se decidessi di mettermi a ballare sui social, al netto dell’immagine raccapricciante, viste le mie doti di ballerino, potrei farlo per trasmettere un lato giocoso di me. Non c’è una risposta giusta o sbagliata. Il punto è che l’obiettivo non devono essere i like, bensì comunicare un valore. Se poi arrivano anche i like, tanto meglio.
La reputazione non è solo frutto dell’opinione di un singolo
Un altro aspetto cruciale della reputazione è come la comunità con cui ci relazioniamo influisce su di essa. La reputazione non è solo frutto dell’opinione di un singolo, ma è influenzata dalla collettività.
Se qualcuno ha già sentito parlare di noi prima di conoscerci, è probabile che la sua opinione si conformi a quella dominante.
Quanto più ci rivediamo nella persona che abbiamo di fronte, tanto più ci fidiamo di lui
Tendiamo a valutare positivamente le persone che condividono i nostri stessi valori, perché ci fidiamo di ciò che ci somiglia. Questo meccanismo è meno intuitivo di quanto sembri. La persona di cui ci fidiamo di più, in assoluto, siamo noi stessi. Quanto più ci rivediamo nella persona che abbiamo di fronte, tanto più ci fidiamo di lui.
Se avete seguito corsi di tecniche di vendita, avrete sicuramente sentito parlare del “mirroring”. Spesso viene ridotto all’imitazione della postura, dei gesti o del tono di voce del cliente per creare sintonia. Visto in questi termini è discutibile. Ma il vero valore del mirroring è un altro. Quanto più sembriamo simili al nostro interlocutore, tanto più lui tenderà a fidarsi di noi. Non si tratta di manipolazione, ma di costruire una connessione basata su valori condivisi.
Le dinamiche sulla reputazione valgono anche per i brand
Queste dinamiche sulla reputazione valgono anche per i brand. Una buona reputazione, costruita su fiducia e credibilità, crea quello che viene chiamato soft power, il potere di influenzare le decisioni e i comportamenti degli altri. Il soft power deriva proprio dalla reputazione, curata nel tempo, sia per noi che per il nostro brand.
Nel prossimo episodio parleremo di soft skills, quelle competenze trasversali che ci aiutano a costruire una reputazione solida e a stringere relazioni professionali di valore.