Skip to main content

contatti

Loris Sparti
+39 348 2247176
loris@zeroventi.com
Torino I Italia

contatti

Loris Sparti

+39 3482247176
loris@zeroventi.com
Torino I Italia

#33 - L'Algoritmo ti vede, e decide per te

 Allora, apri Spotify e ascolti del rock anni '70. Ottimo. L’algoritmo sorride soddisfatto. Ti ha inquadrato. “Tu sei uno di quelli che ascolta David Bowie del periodo glam, quando vuole sentirsi vivo. Facile.”
Poi entra tua moglie. Clicca su quel pop italiano che sembra uscito direttamente da una pubblicità del Mulino Bianco, tutto cuori e tramonti. L’algoritmo non dice nulla, ma sotto sotto è confuso. Molto confuso.

Perché lui non sa chi ha premuto il play, né perché. Per lui, sei una sola persona con una sola modalità.

Arriva la serata con gli amici… musica lounge per un ambiente rilassante e l’algoritmo va nel panico, ascolta perplesso e si domanda: ma tu chi sei?!”

Poi arriva tua figlia con la colonna sonora di Madagascar 2 e parte "I Like to Move It Move It". A quel punto, l’algoritmo si arrende. Ti guarda, sconfitto. Se potesse parlare, direbbe: “Amico, che problema hai?” E magari chiamerebbe un terapeuta.

Ora, tu stai pensando che sia tutto un po' esagerato, e hai ragione, ma non siamo tanto distanti dalla realtà. Ogni giorno, gli algoritmi cercano di capire chi siamo. E spesso ci riescono quel tanto che basta per venderti uno zaino, una serie TV o un biglietto per un concerto di una tribute band dei Queen.

La questione però non è se funziona. La questione è quanto ci stiamo facendo condizionare da questo sistema che filtra, ordina, suggerisce? Quanto abbiamo davvero il controllo? Perché molti non ci pensano mai.

Ecco, oggi parliamo di questo. Non per fare la solita tirata apocalittica da "spegniamo tutto e torniamo ai vinili”. Ma per capire come possiamo convivere con gli algoritmi senza diventarne vittime e vedremo anche cosa possiamo fare quando siamo noi a voler comunicare. Perché forse, con un po’ di consapevolezza, riusciamo a riprenderci almeno una parte delle nostre scelte. 

virgolette per citazione 

Ci sono un numero infinito di algoritmi, ognuno di loro svolge un compito differente.

 

Come già accennato, io non sono contro la tecnologia. Anzi, la trovo affascinante e credo che ci semplifichi la vita in modi straordinari. Però, perché c’è sempre un però, non tutto è positivo. Per sfruttare al meglio la tecnologia, dobbiamo conoscerla davvero, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.

Cominciamo dalle basi. Cos’è un algoritmo? È un sistema complesso di codici progettati per svolgere uno specifico compito. Ce ne sono infiniti, ognuno con una funzione diversa. Qualcuno serve a far decollare un razzo o a far funzionare l’intelligenza artificiale e qualcun altro a decidere se farci vedere un video di gatti o un tutorial su come piegare le magliette in cinque secondi.

Oggi, però, non parliamo di algoritmi in generale. Parliamo di quelli che osservano ogni nostra mossa per capire cosa ci piace, cosa pensiamo, cosa vogliamo. Google, Facebook, Instagram, TikTok e molti altri. Ognuno di loro ha il proprio algoritmo, e ognuno funziona in modo diverso. Non mi riferisco ai colori dell’interfaccia o a come vedete i contenuti, ma piuttosto al sistema che decide cosa mostrarci. Perché c’è sempre qualcuno che decide per noi.

virgolette per citazione 

Analizzano tutto ciò che facciamo e ci mettono in una bolla.

 

Tralasciamo completamente tutte le polemiche sia pure fondate sulla privacy, su eventuali manipolazioni e ragioniamo in termini generali rispetto agli algoritmi, altrimenti bisognerebbe fare un episodio per ogni piattaforma.

Questi algoritmi analizzano tutto ciò che facciamo. Cosa clicchiamo, quanto tempo restiamo su un post, quali video ci piacciono di più. Raccogliendo questi dati, sommati a quelli che gli forniamo spontaneamente, creano un nostro profilo. Non un profilo pubblico, un profilo segreto, fatto di preferenze, gusti, possibilità economiche, posizione sociale, situazione sentimentale, magari pure il nostro piatto preferito. 
Con queste informazioni decidono cosa farci vedere.

All’inizio sembra un sogno. Finalmente, niente più cose inutili. Solo roba che ci piace. L’algoritmo ci capisce, ci coccola, ci dà sempre quello che cerchiamo. E poi un giorno ci accorgiamo che… cerchiamo sempre le stesse cose. Vediamo sempre gli stessi contenuti, le stesse opinioni, le stesse idee. E ci sembra che il mondo sia tutto lì. Una bolla perfetta, fatta su misura per noi. Tutto ci somiglia, tutto ci conforta. Ma il mondo reale è molto più complesso, e pieno di persone che non la pensano come noi. Solo che noi non le vediamo, perché l’algoritmo decide che non ci interessano. Così ci perdiamo qualcosa di fondamentale, il confronto. Le idee diverse dalle nostre, quelle che ci fanno riflettere, quelle che magari ci fanno cambiare prospettiva.

E non finisce qui. Questa bolla non è soltanto comoda, è anche un po’ pigra. Perché vedere sempre le stesse cose ci rende meno curiosi, meno creativi. Pensateci, le idee migliori nascono quando mettiamo insieme stimoli completamente diversi. Ma se gli algoritmi ci mostrano sempre e solo ciò che già ci piace, come possiamo inventare qualcosa di nuovo? La comodità mortifica la curiosità e di conseguenza la creatività.

virgolette per citazione 

Gli algoritmi non distinguono tra vero e falso

 

Non solo. Ci stanno togliendo il piacere della ricerca. Una volta si sfogliava un’enciclopedia, si rovistava in biblioteca, si chiedeva al nonno se si ricordava come funzionava una cosa. Non dico che vorrei tornare indietro ma era quella ricerca che nutriva la nostra curiosità. Adesso no, basta un clic, e l’algoritmo risolve tutto per noi. Comodo, certo, ma anche un po’ triste. E non aiuta la nostra memoria, più delegaiamo agli algoritmi, meno alleniamo il nostro cervello.

Ma c’è un’altra questione, forse ancora più preoccupante, le informazioni false. Gli algoritmi non distinguono tra vero e falso. Per loro, un post interessante è un post che vi tiene lì, punto. E più vi tiene lì, più lo spingono. Anche se è una bufala. 
Stiamo perdendo il nostro pensiero critico. 
Ricordate il vecchio detto: "Una bugia detta una volta è una bugia. Detta due volte è una mezza verità. Detta tre volte diventa una verità." Bene, sui social quella bugia può essere detta milioni di volte, e a quel punto diventa incontestabile, anche quando è oggettivamente ridicola.

E poi c’è l’intelligenza artificiale. Anche qui, c’è molto da dire. La velocità con cui produce contenuti è impressionante, ma spesso questi contenuti sono superficiali se non sbagliati. Ma anche se fosse perfetta, affidarle il compito di informare è piuttosto inquietante. Non possiamo permettere a una macchina, che dipende pur sempre da un numero limitato di persone, di controllare l’informazione. Affidare all’intelligenza artificiale il compito di informare è un po’ come mettere un robot a fare il giudice in tribunale. Teoricamente può funzionare, ma io non starei tranquillo.

virgolette per citazione 

Cercate informazioni in più modi possibili.

 

Abbiamo visto come gli algoritmi ci influenzano quando siamo noi gli utenti. Ma cosa succede quando vogliamo comunicare qualcosa, magari per lavoro? Questo lo affronteremo in un altro episodio. 

Per ora, il mio consiglio è semplice. Cercate informazioni in più modi possibili. Gli strumenti sono tanti, anche sul web, ma è importante che siate voi a cercarli non fatevi indirizzare e controllate le fonti.
Leggete un giornale, guardate la televisione, ascoltate i podcast, ok, su questo potrei sembrare di parte.
In ogni caso, tutti i sistemi sono imperfetti, ma alcuni sono più imperfetti di altri.

E ricordate, è la curiosità che ci fa vivere una vita interessante e ci spinge a progredire. E poi uscire dalla bolla non è solo utile, è anche divertente. Anche dalle bolle sociali.

Per commenti, richieste o suggerimenti, scrivetemi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Se non volete perdervi i prossimi episodi, cliccate sul tasto "segui". E, se vi è piaciuto, condividete questo episodio.



potrebbe interessarti:

| gli appunti

Trailer