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#56 - Entrare nella storia dalla porta laterale

Quando è nato il cinema, per organizzare le riprese usavano una lavagnetta.
Scrivevano sopra il numero della scena, il titolo, quel genere di cose.
Era l’antenato del ciak.

Poi è arrivato il sonoro. E qualcuno ha pensato:
“Attacchiamoci un’asta. Facciamola sbattere. Così si sente il clack, e da lì si inizia a recitare.” Ma soprattutto serviva per sincronizzare l’audio e il video, che viaggiavano separati.

Oggi è tutto digitale. L’asta battente non serve più.
Eppure, i ciak ce l’hanno ancora. Forse per nostalgia. O per abitudine.
O perché nessuno ha mai detto ufficialmente: “Basta, non serve più.”

Ora, vi starete chiedendo perché vi sto raccontando tutto questo. Nessun motivo particolare.

Volevo iniziare con un esempio perfetto di deviazione intenzionale
inutile. Non funzionale. Perfettamente superflua.

Nel mio vocabolario personale, deviazione intenzionale è quando cominci da lontano e poi, senza quasi accorgertene, arrivi dritto al punto.

Serve a rendere tutto un po’ più chiaro. Un po’ più umano. Un po’ più personale.

Non è un esercizio di stile. È solo un altro modo di raccontare. E se parliamo di comunicazione, magari anche di brand, è proprio quel piccolo giro apparentemente inutile a rendere tutto più memorabile. 

virgolette per citazione 

Nello scorso episodio sembrava parlassi di intelligenza artificiale

 

Se inizio a raccontare qualcosa della quotidianità che tutti viviamo, ottengo la tua attenzione. Questo è il lato buono. Il lato meno buono è che, se poi non riesco a collegarla al punto centrale del discorso… beh, ho solo fatto perdere tempo a tutti. E confuso le idee.

Proprio come ho fatto all’inizio di questo episodio. Anche se, in questo caso, il collegamento c’era eccome. Ma avete capito dove voglio arrivare.

Quando invece riesco a fare quel collegamento, la storia funziona meglio. Diventa memorabile. Sono aperture laterali, scarti creativi, sorprese che funzionano perché svelano qualcosa in più. Non allontanano dal tema, ci arrivano da un’altra strada. Una buona deviazione intenzionale, in realtà, è solo un tema camuffato da digressione. Serve a creare un legame emotivo, una pausa, un cambio di ritmo. È un colpo di scena tranquillo.

Per esempio, nello scorso episodio sembrava parlassi di intelligenza artificiale. L’ho anche detto apertamente: “Questo non è un episodio sull’intelligenza artificiale”. Tutto vero, per carità. Ma ho usato l’AI per parlare di narrazione, e per introdurre questo episodio. 

virgolette per citazione 

Come nei rapporti personali l'inaspettato evita la noia

 

Pensate alla comicità. Si basa sull’inaspettato. È lì che scatta la risata, quando la mente inciampa, perde l’equilibrio e si lascia andare. Uno spettacolo comico crea sempre connessione.

Poi ci sono i rapporti. Amicizie, coppie, qualsiasi legame. Spesso non si esauriscono per via dei problemi, ma per noia. Quando tutto diventa prevedibile. Nessuna sorpresa, nessuna deviazione. Solo una lunga autostrada senza uscite.

Pensate alla comunicazione come a una relazione. Immaginate un brand come una persona che cerca di entrare in contatto con un’altra persona. Ecco, visto in questi termini, la deviazione diventa un gesto interessante. È una porta laterale. Nascosta, non segnalata. Ma spesso è da lì che entri davvero nella storia.

In un mondo dove tutti restano sul tema. Core-business, target, messaggio. Dritti come treni. Chi osa uscire dai binari, invece, è spesso quello che arriva più lontano. Più lontano dal rumore, più vicino alle persone.

Attenzione, però, non stiamo facendo intrattenimento fine a se stesso. Un brand comunica valori, visione del mondo, identità. Non sta facendo stand-up comedy. Ma una buona deviazione, fatta bene, aiuta a farsi ricordare.

virgolette per citazione 

L’inaspettato è una scintilla. Riaccende l’attenzione, la connessione, perfino la fiducia.

 

A volte inizio gli episodi parlando di cose che, apparentemente, non c’entrano nulla. Ma poi, entro il primo minuto, torno in carreggiata. E sapete una cosa? Quando parlo con le persone, noto che ricordano con maggiore lucidità l’argomento, proprio quando all’inizio li ho spiazzati.

Succede anche nelle interviste con gli artisti. Se parlano solo del libro, o del film, o del disco, dopo un po’ ci perdiamo. A meno di essere i fan numero uno. Ma basta che raccontino un dettaglio personale, un pensiero inaspettato, qualcosa che non era previsto… e lì sì, che ascoltiamo. E a quel punto viene anche la voglia di leggere il libro, vedere il film, ascoltare il disco.

L’inaspettato è una scintilla. Riaccende l’attenzione, la connessione, perfino la fiducia. Perché solo chi si sente libero può permettersi di uscire dal copione. E quando succede, il fuori tema non è più una distrazione. È un respiro. È il segnale che, dietro la voce, c’è ancora una persona che sta davvero parlando.

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