#13 - Il fascino e la paura del cambiamento
Quanto è bello il nuovo. Ha un fascino irresistibile. Lo vediamo ovunque. Nel marketing con un nuovo prodotto, un nuovo servizio, persino una nuova gestione per un negozio. Tutto punta a qualcosa di fresco, di desiderabile. Ma riflettiamoci un attimo, il nuovo ci piace davvero? O è la paura del cambiamento, la mancanza di certezze, il salto nell’ignoto che prevale? L'altro giorno leggevo un post di Factanza su Instagram che raccontava come la radio facesse paura alla sua nascita, perché tra le altre cose avrebbe rubato la gioventù ai bambini. Nel 1800 i romanzi erano accusati di corrompere i giovani, instillando idee pericolose. Nel 1890 le biciclette erano considerate una minaccia per le economie locali e persino per la morale femminile. Nel 1900 si diceva che gli ascensori avrebbero causato un’infiammazione al cervello. Nel 1910, le automobili erano viste come alieni in missione per distruggere il mondo; nello stesso periodo, i film erano accusati di corrompere la morale e distruggere i matrimoni. Nel 1950 i fumetti avrebbero trasformato i bambini in criminali, e poi, più avanti, i computer e i walkman avrebbero dovuto distruggere la nostra esistenza e renderci automi. Siamo davvero sicuri che agli esseri umani piaccia il cambiamento?
L'apertura al cambiamento ci consente di vivere una vita orientata alla crescita
Come abbiamo visto nell'episodio sui perennial, abbracciare il cambiamento con apertura, ma sempre con spirito critico, ci consente di vivere una vita orientata alla crescita. Questo approccio facilita l'apprendimento di nuove competenze.
L’adattabilità e la resilienza che ne derivano ci insegnano ad affrontare le sfide con maggiore sicurezza. Inoltre, la creatività è costantemente stimolata dalle nuove abitudini e prospettive.
Opporsi alle innovazioni non ha senso, perché non possiamo fermare la loro naturale evoluzione. Forse è meglio cercare di capire, imparare a trarne il meglio. In fondo, la storia ci insegna che l’evoluzione umana ha sempre prodotto miglioramenti nella qualità della vita, perché dovrebbe essere diverso oggi?
La paura dell'ignoto è il primo nemico del cambiamento
Quali sono le forze che ci rendono avversi al cambiamento? Principalmente, la paura dell’ignoto. Tutto quello che non conosciamo ci spaventa, al punto da rendere alcune persone razziste o omofobe quando si tratta di affrontare le diversità. Questa paura si estende anche a tutto ciò che di nuovo viene introdotto nella nostra vita.
Tendiamo a preferire una vita che si ripete sempre uguale. Per quanto noiosa, ci offre garanzie che le novità non possono dare. C’è anche la paura di fallire quando proviamo un nuovo modo di fare le cose, oltre alla pressione sociale che ci spinge a conformarci alle aspettative. Infine, il legame con il passato e la comodità della comfort zone ci fanno preferire una vita stabile, ma spesso ci relegano a una monotonia che limita le nostre esperienze.
Per consolidare una nuova abitudine occorrono mediamente 66 giorni.
Bisogna considerare che è meglio procedere al cambiamento per gradi, introducendo piccole novità che sommate portano a cambiamenti importanti. Ad esempio, prendere l’abitudine di correre regolarmente, meditare ogni giorno o una nuova procedura professionale.
Una leggenda suggerisce che 21 giorni è il tempo necessario perché una nuova abitudine si consolidi nella nostra routine. Questa idea nasce da Maxwell Maltz, un chirurgo plastico che, all’inizio degli anni '60, osservò come i suoi pazienti impiegassero 21 giorni per abituarsi al nuovo aspetto. Un'osservazione che, evidentemente, non ha alcun valore statistico, malgrado questo nel tempo è stata erroneamente interpretata come una regola universale.
Uno studio del 2009 condotto dalla psicologa Phillippa Lally all'University College di Londra ha rilevato che sono necessari mediamente 66 giorni per fare nostra una nuova abitudine. Ma attenzione, si tratta di una media. La forbice, tenendo conto delle caratteristiche di ognuno di noi e del tipo di abitudine che vogliamo adottare, varia tra i 18 e i 254 giorni. In altre parole, non esiste una formula valida sempre. Ogni abitudine richiederà più o meno impegno e ognuno di noi è meravigliosamente diverso dagli altri.
Il cambiamento non segue orologi e scadenze imposte
Ancora una volta, le regole che pretendono di essere universali hanno un valore discutibile. “Le dieci abitudini per diventare una persona migliore” valgono quanto la promessa di addominali scolpiti in 10 giorni delle riviste maschili. Servono solo ad attirare la nostra attenzione. Il cambiamento non segue orologi e scadenze imposte, segue il nostro ritmo personale. La bellezza è che possiamo costruire la vita che desideriamo, anche se richiede un po' più di tempo e di pazienza.
Alla fine, il cambiamento non è mai solo una questione di cosa c'è di nuovo la fuori, ma di quanto siamo disposti a lasciare che il nuovo entri nelle nostre vite.