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#54 - Pensare sta tornando di moda

Conosci uno nuovo.
Simpatico, brillante, con quell’aria da “ho letto un sacco, ma non mi pesa fartelo sapere”.
All’inizio ti piace. Ogni volta che apri bocca, lui ha qualcosa da aggiungere. Un riferimento, una teoria, una citazione pescata chissà dove. Magari pure in latino. E tu pensi: “Oh, finalmente qualcuno con cui parlare davvero”.

Tutto quello che fa o tocca diventa straordinario.

Più ti avvicini è più noti le crepe.
Le teorie non sono proprio sue. Le opinioni sembrano riciclate, capite a metà. Le citazioni, buttate lì, anche un po’ a caso. Forse non è tutto straordinario.
Ma soprattutto… non ascolta.
Ogni incontro diventa una lezione non richiesta. Lui parla, tu annuisci. Con rispetto, all’inizio. Poi con una certa irritazione. Alla fine, solo con la voglia di non rivederlo.

Così cominci a rispondere ai messaggi in ritardo. Non lo blocchi, non sei crudele. Però… ecco, lo eviti.
Fine della storia.

O forse no.
Perché questa storia non succede solo con un nuovo amico.
Succede anche online, con i creator che hai seguito per anni e che, un giorno, senza neanche accorgertene, smetti di seguire.

Questa nuova tendenza si chiama Great Unfollowing. E sta succedendo adesso, ovunque.
Probabilmente, anche a te. 

virgolette per citazione 

Il Great Unfollowing è una nuova tendenza

 

Il Great Unfollowing è una nuova tendenza, ormai quasi un movimento, che consiste nello smettere di seguire, in massa, influencer, celebrità e brand. Ma non per un dramma, una lite, un tradimento. No. Per noia. Per disillusione. Perché, a un certo punto, ti accorgi che il tuo feed è diventato un enorme spot motivazionale. Perché li percepisci come negativi. O semplicemente perché, ogni volta che apri un social, ti senti più ansioso, più stanco, più inadeguato.

Il fenomeno è esploso soprattutto quando alcune celebrità non hanno detto nulla su temi etici, sociali e politici. Così milioni di persone hanno deciso, tutti insieme, che bastava. Che non valeva più la pena seguirli.

Ma non è solo un problema di silenzi. È che, sotto la superficie c’è qualcosa di più profondo, ci siamo stancati di tutto. O meglio, di quel modo di parlare di molti creator. Quelli che, per un periodo, ci sembravano autentici, originali, interessanti. Poi… meno.

È come quando vai a una festa e c’è uno che conosce tutti, parla con tutti, ride troppo forte, e a fine serata ti chiedi se davvero lo conosce qualcuno o è solo molto bravo a occupare spazio.
Ecco, i social sono diventati quella festa lì. E il Great Unfollowing è quando te ne vai senza salutare. Non per maleducazione. Per salute mentale.

È una sorta di dieta digitale.
Via i contenuti tossici. Via quelli che ti fanno sentire in ritardo sulla vita, fuori forma, fuori tempo, fuori budget. Fuori tutto, insomma. 

virgolette per citazione 

Questi contenuti ci fanno sentire come se avessimo sbagliato tutto

 

Ci stiamo accorgendo che molti di questi contenuti, invece di ispirarci, ci fanno sentire come se avessimo sbagliato tutto: lavoro, corpo, vacanze, umore.
E così, a poco a poco, iniziamo a premere quel piccolo tasto: “Non seguire più”.

Come dicevo nell’introduzione, c’è stato un momento in cui sembrava che tutti avessero qualcosa di interessante da dire. E che quella cosa potesse cambiarci la vita. Poi ti rendi conto che sono sempre più o meno le stesse frasi fatte. Dette nello stesso modo. Con la stessa musica di sottofondo.

E così, piano piano, la gente comincia ad abbandonare questo modo di comunicare. Non in modo plateale. Ma in modo costante.

Credo che stia emergendo un bisogno nuovo di contenuti autentici. Di voci che non si limitano a dire cosa pensare, ma che ci aiutano a pensare. Punto.

Io non so esattamente dove stiamo andando. Ma lo vedo. Lo sento.
Non è una rivoluzione con le torce. È più un lento spostamento delle sedie. Ma è così che iniziano i cambiamenti veri.

Ne ho parlato anche nell’episodio 43, “Il cambiamento è già iniziato. Perché non lo vediamo?”. I cambiamenti veri sono lenti. Ma poi ti svegli una mattina e ti accorgi che nessuno guarda più quello che tutti guardavano fino a ieri.

virgolette per citazione 

Questo cambiamento silenzioso non riguarda solo i social

 

Questo cambiamento silenzioso, ma deciso, che ci porta a lasciare indietro contenuti che non ci fanno riflettere, non riguarda solo i social. È qualcosa di più profondo, un’esigenza nuova che riguarda tutta la comunicazione e le storie che scegliamo di ascoltare. L’ho ritrovato anche in una serie inglese che ho visto in questi giorni, Adolescence.

Racconta di un tredicenne che uccide una compagna di scuola. Un tema leggero, insomma.
Ma la cosa interessante è come affronta l’argomento. Niente giudizi, niente morale. Solo fatti, tensione e disagio. Ma quello vero, non quello estetico.

La serie è ispirata a episodi realmente accaduti nel Regno Unito. E si intreccia con il racconto delle sottoculture che si sviluppano online e che promuovono, tra le altre cose, la misoginia.

Quello che voglio segnalare, però, è che questa serie non ha nulla dei soliti ingredienti del successo. Nessuna concessione al ritmo frenetico, ai colpi di scena, al dramma delle vittime.
Eppure ha colpito nel segno. Perché osserva e ci costringe a farlo con lei. Perché fa pensare. E a quanto pare, pensare sta tornando di moda.

Forse, ci stiamo stancando di chi ci dice cosa pensare.

Che siano social, serie tv o podcast, desideriamo contenuti che non impongano una direzione. Ma che ci lascino farlo da soli.

Per commenti, richieste o suggerimenti, scrivimi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Se non vuoi perdere i prossimi episodi, clicca su segui. Se ti è piaciuto, condividilo.

 




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